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Nome: Giangi BIRO
Sono la voce senza suono del contrario. Sono l'inventore del rifiuto del necessario. Sono la sorpresa della domanda nascosta. Sono il cibo reso dal morso della riscossa.
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Esco da me in dosi di altrove.
Esploro apparenze nel tempo segnato dalla sorte.
Nodo della trama senza finale.
L'esteta del nulla
nato dalla pioggia
in una giornata di sole.
Un soffio vinto
perduto nel tempo infame
scuote la colpa ai piedi della carne gradita
sottile come il dubbio del ricatto riscatto.
Il solco fondo respira
affamato di incubo
affoga nel suo umore
miracolo di vita
vizio di vuoto ignoto.
Tutta te
subito dopo la pelle incisa
dal respiro del muro muto
che divora l'aria ferita
dalla luce appena spenta.
La trappola del dunque
cattura la difesa inconscia delle conseguenze
nel baratto d'anima.
Una mirabile ombra nutre
lo spazio tra i miei occhi e il suono
dell'esperienza a sud della testa.
Dentro perchè fuori tira
un vento di parole urlare dentro
che spezzano la mandibola nel morso
del castigo sazio.
La complicità vive nell'istinto.
Il cuore non ha memoria
è un automatismo.
Senza timore
rifiuto i falsi pensieri
prove mediocri di verità
frutto dell'eloquenza.